31 Gennaio 2013 Processo Bussi Tribunale Chieti

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STOP-BIOCIDIO.
UN FIUME IN PIENA CHE COINVOLGE ANCHE L’ABRUZZO

Letteralmente la parola biocidio è una parola tecnica che significa “strage di esseri viventi”. Sabato 16 novembre 100.000 persone a Napoli hanno manifestato la loro rabbia per il disastroso inquinamento che affligge la loro Terra, la distruzione di un’economia locale, il rischio sanitario a cui sono esposte milioni di persone, a causa di un sistema che si serve della mafia per diminuire i costi ed aumentare i profitti. Questo movimento si è riconosciuto nelle parole dello slogan STOP BIOCIDIO. Decine di abruzzesi hanno voluto sfilare con loro per denunciare il collasso ambientale che riguarda anche l’Abruzzo.

Infatti, il Biocidio riguarda anche l’Abruzzo, perché mezzo milione di persone ha bevuto per decenni e fino al 2007 l’acqua avvelenata di Bussi, dove enormi discariche e un sito industriale tuttora contaminato incombono sull’intera vallata del Pescara inquinata dal mercurio e altre sostanze tossiche fino alla foce. Due milioni di tonnellate di materiale contaminato, un volume come la piramide di Cheope, da anni aspetta di essere bonificato.

Il Biocidio riguarda anche l’Abruzzo, perché a Tollo, nella discarica Sogeri, da anni sono stoccate centinaia di tonnellate di sostanze tossiche in condizione di sostanziale abbandono. Altre centinaia di siti sono contaminati e il 70% dei fiumi abruzzesi sono ridotti a vere e proprie fogne.
In Abruzzo il ciclo dei rifiuti è controllato in regime di monopolio da soggetti privati e la raccolta differenziata non arriva al 40% rispetto al 65% imposto dalla legge. Chi ha fallito nella gestione dei rifiuti ora ci propone la realizzazione di uno o più inceneritori quando già oggi grandi comuni riescono a differenziare e riciclare l’80% dei rifiuti.
Le multinazionali del petrolio vogliono imporci la deriva petrolifera con le perforazioni a terra e in mare e la realizzazione del megaprogetto di Ombrina.
La strategia energetica nazionale prevede che venga costruito un mega elettrodotto ad altissima tensione che collega il Montenegro con l’Italia e che in Abruzzo prevede il raddoppio della dorsale adriatica nel tratto Villanova-Gissi, con conseguente inondazione di onde elettromagnetiche (cancerogene), impossibilità di piani di sviluppo legati al turismo e all’agricoltura, e danni diffusi visto che per mantenere un sistema produttivo ormai fallito verrà importata dal Montenegro, dove sono in progetto opere disastrose per la produzione energetica fortemente contestate dalle comunità locali.

Siamo nella fase finale dell’industrializzazione, che a dispetto delle aspettative di crescita e sviluppo promesse al suo nascere, ci lascia in eredità solo morte: di persone, di territori, di diritti e di partecipazione. Se all’inizio di questo percorso tutti ignoravano le conseguenze negative che avrebbe portato tale sistema produttivo/consumistico, è vero anche che in un secondo momento tutte le istituzioni sapevano, ma hanno taciuto e anche colluso con tale sistema.

Oggi tutti sappiamo. Ma solo dopo anni di silenzio, di inquinamento e sfruttamento selvaggio e ci ritroviamo a dover pagare il prezzo più alto: la vita. E la beffa di non essere tenuti in considerazione nella fase di gestione di tale emergenza. Si parla di bonifiche e messe in sicurezza, ma cosa sono le bonifiche? Chi le gestirà? A cosa saranno finalizzate?

Siamo nella fase finale di un percorso disastroso che coinvolge il futuro di tutti/e, ma anche in una fase in cui è ancora possibile dire che futuro vorremmo e nella quale riprendersi il diritto di decidere dei nostri territori. Non sprechiamo questa possibilità e non continuiamo a nasconderci dietro la crisi, dietro la delega, dietro l’impotenza. Ricominciamo a partecipare alla gestione del nostro territorio e se ancora una volta ci viene tolto tale diritto riprendiamocelo con decisione e fermezza.

Urliamo, come il 16 novembre a Napoli hanno fatto più di 100.000 persone, che non vogliamo che i nostri figli muoiano per i profitti di qualcuno, che chi inquina e ha inquinato deve pagare, che prevalga il principio di precauzione, perché la sobrietà e non il consumismo può garantire la felicità. Il 16 novembre lo hanno già fatto a Parma contro gli inceneritori, a Gradisca contro i CIE, in Val di Susa contro la militarizzazione e le grandi infrastrutture, a Pisa per difendere i beni comuni. E sempre il 16 novembre lo hanno fatto anche un gruppo di persone dall’Abruzzo confluendo in un grande fiume in piena che se alimentato potrebbe portare acqua in tutto il mondo.

IL 31 GENNAIO A CHIETI SI RIAPRE IL PROCESSO SUL DISASTRO AMBIENTALE DI BUSSI. E’ IMPORTANTE ESSERCI PER DIRE CON FORZA CHE NON SI PUO’ FARE PROFITTO SULLE NOSTRE VITE E SUL NOSTRO TERRITORIO.
CONCENTRAMENTO SIT-IN  DAVANTI AL TRIBUNALE DI CHIETI.

PARTECIPA ANCHE TU !!!!!!

PER INFO. 3491357990, 3331151359

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