Effetti sulla salute

Antenne

Elettrodotti e inquinamento elettromagnetico

Brevi cenni sui rischi da esposizione alle frequenze generate dagli elettrodotti (ELF)

 

Nessuna verità scientifica è per sempre.

Le scelte in campo energetico sono sottoposte a consenso

Il consenso deve essere basato sull’informazione

L’informazione  non è mai abbastanza e quindi vale il principio di cautela.

(Dott. Lucio Zinni, membro della SIMG)

 

L’elettrosmog generato da un elettrodotto, è un agente inquinante invisibile, ma non per questo meno pericoloso.

La IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, hanno infatti inserito l’elettrosmog tra le cause di leucemia infantile, di altre patologie tumorali e di malattie del sistema nervoso.

Possiamo tentare una classificazione sommaria degli effetti biologici dei campi elettromagnetici, basata sulla distinzione tra effetti acuti e cronici.

  • Effetti acuti: immediati ed oggettivi, accertabili sperimentalmente su volontari al di là di ogni possibile dubbio:
    • a bassa frequenza: imputabili alla densità di corrente indotta;
    • ad alta frequenza: imputabili alla densità di potenza assorbita (SAR), cioè al riscaldamento dei tessuti.
  • Effetti sanitari a lungo termine, in cui è difficile accertare il rapporto causa effetto (indagini con metodi epidemiologici):
  • con sintomi più o meno soggettivi (affaticamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione, diminuzione della libido, cefalee, insonnia, impotenza etc);
  • con sintomi oggettivi ed in genere gravissimi (tumori, malattie degenerative).

La comunità scientifica internazionale ha evidenziato come i campi elettromagnetici siano pericolosi a partire dagli 0,2 microtesla, una soglia che può essere raggiunta soltanto ad elevate distanze dagli elettrodotti.

I campi elettromagnetici cui saranno esposti gli esseri umani e gli animali, lungo il tracciato, saranno sicuramente, come dichiara la stessa azienda, ben più elevati.

 

Vi è anche chi sostiene che i campi elettromagnetici non siano nocivi e che quindi, finché non se ne dimostri con certezza la pericolosità, si possano consentire esposizioni a livelli di intensità ben maggiore degli 0,2 microtesla.

Tuttavia, sia l’OMS che l’IARC, raccomandano l’adozione del principio di precauzione, secondo il quale, fin quando non si dimostra la certa non pericolosità di una sostanza, occorre evitare, quanto più sia possibile, l’esposizione ad essa.

Il principio di precauzione è stato anche inserito nel Trattato Istitutivo dell’Unione Europea, all’art. 174, il quale sancisce che “la politica dell’Unione in materia ambientale si fonda sui principi della PRECAUZIONE, dell’azione preventiva e sul principio della correzione alla fonte dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio <chi inquina paga>”.

Corollario a tali principi è la necessità che si intervenga anche in presenza di un rischio potenziale e grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica.

Del resto il fenomeno dell’elettrosmog è piuttosto recente, per cui è molto difficile avere una completa casistica degli effetti di lungo periodo su persone ed animali.

Negli ultimi anni – anche e soprattutto a seguito dell’intervento delle Organizzazioni Nazionali ed Internazionali per la salute –  si è fatta sempre più chiara la percezione che l’inquinamento elettromagnetico causato da tralicci di alta tensione – è  una “aggressione sottile”, che purtroppo per anni non è stata percepita: un’aggressione alla salute dei cittadini, ma anche all’ambiente ed all’estetica di una città per tanti versi “malmenata” dalla mancanza di un piano regolatore e dalla rabbia edilizia degli ultimi trent’anni.

Proprio queste Organizzazioni mettono in evidenza che l’inquinamento elettromagnetico, a cui sono esposte quotidianamente le popolazioni che vivono in prossimità di elettrodotti, è un pericolo oggettivo per la salute, una realtà che a lungo termine porta a favorire l’insorgenza di malattie degenerative cancro e leucemia, oltre che a disturbi cronici quali irritabilità, disturbi dell’udito, mal di testa, insonnia, difficoltà di concentrazione, ecc.

RIMANE LA POSSIBILITÀ CHE ESPOSIZIONI INTENSE E PROLUNGATE A CAMPI MAGNETICI A BASSA FREQUENZA POSSANO ACCRESCERE IL RISCHIO DI LEUCEMIA INFANTILE.

I risultati degli studi sinora condotti concorrono comunque a sostenere che si adotti come valore di attenzione 0,5 microtesla.

Importante è stata la presa di posizione della Comunità Europea che nei suoi documenti riguardanti l’inquinamento elettromagnetico, ha più volte messo in risalto il rischio per la salute di chi vive 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana sotto o vicino ad un elettrodotto.

Come afferma la relazione della Commissione europea del marzo 2001, «questo stato di cose è inaccettabile, solleva gravi questioni etiche e si può sostenere che costituisca una violazione del Codice di Norimberga, in quanto saranno queste persone in definitiva a rivelare in che misura l’esposizione cronica a questi campi sia nociva; informazione questa che attualmente non è disponibile. In altre parole, queste persone sono, in effetti, i soggetti involontari di una sperimentazione di massa» (Parlamento Europeo: Ufficio per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche, Resoconto esecutivo PE n. 297.574, marzo 2001).

Inoltre, La Commissione  Ambiente  del Parlamento  Europeo  – nella direttiva del 8. 3. 2005 (Strasburgo, 8. 3. 2005) obbliga tutti gli Stati membri ad assicurare che i nuovi ELETTRODOTTI non coinvolgano le popolazioni in un’emissione che superi gli 0,2 microtesla e che quindi non si possono costruire in zone sensibili (vicino a case e scuole, ecc.) elettrodotti che abbiano una potenza emissiva superiore a 0,2 Microtesla.

Della stessa opinione L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e tutte le organizzazioni europee che lavorano per la tutela della salute dei cittadini sono concordi nell’affermare che LA QUALITÀ DELLA VITA È INQUINATA E CHE LO STATO DI SALUTE DEI CITTADINI CHE ABITANO E LAVORANO SOTTO O NELLE VICINANZE DI UN ELETTRODOTTO DI TALE DIMENSIONE È SERIAMENTE  MESSA IN PERICOLO.

 

Si può quindi a ragione concludere che risulta nocivo un livello di esposizione che superi la soglia minima di 0,2-0,4 microtesla.

EFFETTI NON CANCEROGENI DEGLI ELF (CAMPI ELETTROMAGNETICI)

 

  • Malattie neurodegenerative
  • Aborti spontanei
  • Alterazione delle cellule NK
  • Alterazione del controllo autonomico del cuore

 

 

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