Il giorno dopo il pronunciamento della Cassazione che ha confermato i sei anni di condanna per i disordini dell’ ottobre 2011 a Roma, Davide Rosci è tornato in carcere. Il 6 giugno 2015 Davide, da sempre militante in Azione Antifascista Teramo, è stato arrestato e portato a Castrogno (carcere di Teramo). Dovrà scontare complessivamente 5 anni e 2 mesi: non solo per i fatti di Roma (per cui già è stato in detenzione preventiva), ma anche per un cumulo di altre pene diventate esecutive. Rosci era stato rimesso in libertà lo scorso 21 maggio, grazie agli effetti del decreto svuota-carceri. Era agli arresti domiciliari dal febbraio del 2014, ottenuti dopo un periodo di detenzione carceraria costellato di polemiche, scioperi della fame e anche un corteo nazionale di antagonisti organizzato e tenutosi a Teramo.

Ma questa è cronaca. E non basta a spiegare le ragioni che hanno spedito Davide in quello che lui stesso definisce, in un post su facebook, un “girone dantesco”:

Il girone dantesco dove sono finito pare essere per il momento senza uscita. la corte di Cassazione ha confermato per me, Mauro e Mirko le pene stabilite dalla corte d’appello mentre per Marco è stata annullata la sentenza e rimandata in secondo grado. Di questo festeggiamo. C’è poco da dire e purtroppo nulla da fare quindi per il momento l’unica cosa su cui soffermarsi è riflettere su ciò che è stato e organizzarsi su ciò che sarà.

A breve la condanna passerà definitiva e le prospettive sono o tornare dentro oppure trovare un lavoro stabile,  per uno che come me è uscito dal carcere, non sono di certo spalancate quindi approfitto di questo post nella speranza di trovare qualche anima pia, che si imbatte nel leggere queste righe, di tenermi presente qualora venisse a conoscenza di un qualsiasi impiego. Penso di aver dato tutto alla causa e spero di poter dare ancora tanto ma per il momento devo restare lucido ed evitare di diventare carne da macello.

Passerà anche questo…”

Era stato rimesso in libertà il 21 maggio.  E il 23 maggio era con noi ed altre 60000 mila persone lungo le strade di Lanciano per dire NO ad OMBRINA. Era con noi per decidere del futuro delle nostre vite e del nostro territorio.

Per questo e perché ci sembrano assurde ed ingiuste le ragioni che hanno decretato l’arresto di Davide esortiamo tutt* a compiere azioni tangibili di solidarietà per sostenere lui e la sua famiglia.

Per questo abbiamo deciso di organizzare una cena di finanziamento a Zona 22 per raccogliere fondi da donare alla famiglia di Davide. Fondi che serviranno a coprire le spese legali e non solo. Ricordiamo, a questo proposito, che il padre di Davide è venuto a mancare cinque giorni prima del suo arresto.

Non possiamo fare molto ma possiamo contribuire a rendere meno gravosa la battaglia che sta combattendo Davide.

NON LASCIAMOLO SOLO!

DAvide R-Esiste e noi con lui.

DAVIDE_si

Per info e prenotazioni:

ELISA     329 1886806

LUCA     349 0525863

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Per conoscere meglio la situazione di Davide:

http://milanoinmovimento.com/news-stream/dallarete-come-puo-una-foto-vicino-ad-un-blindato-in-fiamme-tramutarsi-in-una-condanna-a-6-anni-di-carcere

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Vi invitiamo quindi a scrivere mettendo nella busta anche i francobolli per rispondere per portare solidarietà a Davide a questo indirizzo:

Davide Rosci
Casa Circondariale di Teramo
Strada Comunale Rotabile Castrogno 64100 Teramo (TE)

Per chi avesse la possibilità e volesse dare un aiuto economico alla famiglia di Davide :

iban: IT-36-V-02008-15304-000103781174

intestato a Di Febo Fiorella (mamma di Davide)

cod. Bic UNCRITM1775

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La solidarietà è un’arma, usiamola per non lasciare solo Davide

Stabilimenti SEVEL_CONTESTAZIONE INDETTA DAI SINDACATI DI BASE_luglio 2013

Stabilimenti SEVEL_CONTESTAZIONE INDETTA DAI SINDACATI DI BASE_luglio 2013

Dal Coordinamento provinciale di Chieti – SLAI COBAS veniamo a conoscenza della difficile e poco trasparente situazione occupazionale che stanno vivendo in questi ultimi giorni i lavoratori e le lavoratrici dello stabilimento abruzzese SEVEL. Le condizioni lavorative e contrattuali diventano ogni giorno più insostenibili e irrispettose nei confronti delle vite di chi da anni opera all’interno di quegli stabilimenti. Pochi giorni fa un iscritto al Coordinamento sindacale, operaio SEVEL, è stato inaspettatamente licenziato  dopo essere stato oggetto di pedinamento e sorveglianza a distanza a seguito di un precedente periodo di infortunio e successiva malattia. Condividiamo il COMUNICATO STAMPA che oggi, per denunciare il fatto, hanno reso pubblico gli attivisti SLAI-COBAS (CHIETI).

Diffondiamo e condividiamo.

COMUNICATO STAMPA

A seguito del consolidato e positivo trend semestrale di vendite commerciali, ci saremmo aspettati di poter finalmente condividere il reintegro delle centinaia di ragazzi/e esclusi a fine 2008,invece le comunicazioni affisse in bacheca annunciano ulteriori settimane lavorative antimeridiane e notturne da 48 ore e non il meritato calendario feriale.
Gli scoop occupazionali, pubblicizzati con la solita enfasi mediatica per placare i mugugni confaziendali e le preoccupazioni dei tartassati cittadini,dalle coscienze anestetizzate dalla spasmodica rincorsa al consumo di beni ad obsolescenza programmata e inclini a sfogare frustrazioni egoistiche e razziali sugli ultimi instillate da politicanti malavitosi,sono clamorosamente preceduti dall’arrivo di colleghi in distacco bimestrale provenienti dagli stabilimenti modello quali Pomigliano,Grugliasco e Cassino.
La selezione dei trasfertisti resta nello stabilimento abruzzese, solidale ed ospitale, come nel recente passato, poco trasparente e non corrispondente a criteri condivisibili quali lunghi periodi di cigs e/o carichi familiari, ma subordinata alla disponibilità a sottostare ai diktat dei dirigenti (postazioni lavorative e turnazioni).
La politica aziendale, concentrata sulla riduzione dei costi per il raggiungimento di unilaterali e non redistribuiti profitti, spacciati per condivisi elementi variabili di efficienza,è ottenuta grazie alla ridotta disponibilità giornaliera di materiali dpi,alla parziale chiusura del presidio infermieristico di lastratura,alla gestione dei corsi-formazione da SPP interni e alla paventata riduzione della pausa giornaliera del 25% (10′) grazie al “rigenerativo” e ” salutistico” sistema metrico ergo-uas, non può conciliarsi con la retribuzione di agenzie investigative utilizzate per la ricorrente caccia al presunto assenteista.
In questi giorni un altro nostro collega Luigi è rimasto vittima dei metodi usati nei regimi autoritari quali il pedinamento e la sorveglianza a distanza a seguito di un precedente periodo di infortunio e successiva malattia.
Tali ricorrenti provocazioni vengono aziendalmente adottate con l’obiettivo di licenziare lavoratori ritenuti scomodi e indesiderati in quanto agevolati dalla riforma dell’art.18 introdotta con la limitazione della tutela reale dalla legge 92/2012 (cd.Fornero) che consente la risoluzione del rapporto con la miserevole corresponsione di indennità economiche.(max24 mensilità)
Il deplorevole e discriminatorio licenziamento del nostro collega Luigi denota la disponibilità aziendale ad includere nella riduzione dei costi aziendali anche le risorse umane al contrario della loro valorizzazione sancita nel recente codice etico aziendale.
La pericolosità dell’inqualificabile deriva autoritaria non è più limitata ai rapporti interni con l’introduzione del ccsl e successivi akkordi normativi e retributivi ma inizia ad espandersi con indebite pressioni nelle decisioni ed i giudizi dei medici e delle commissioni degli enti pubblici socio assistenziali quali ASL-INPS-INAIL delegittimandone agli occhi dell’opinione pubblica il loro imparziale operato.
In nome di una competitività finalizzata al raggiungimento esclusivo di notevoli quantità produttive a discapito di un prodotto qualitativo si pretende dagli occupati, sempre più spremuti, la subordinazione delle loro vite alle esclusive esigenze aziendali di flessibilità e disponibilità.
Per i suindicati motivi,solidali con il nostro collega Luigi,proclamiamo lo sciopero dei turni straordinari previsti il 20-27 giugno e il 5 luglio 2015.

SLAI Cobas

16 giugno 2015

Una pagina del diario di Terre di Passaggio scritta in Abruzzo durante la manifestazione tenuta a Lanciano il 23 maggio 2015 contro le trivellazioni petrolifere.
60.000 persone sono scese in strada per dire NO OMBRINA, la prima di molte piattaforme petrolifere che potrebbero essere realizzate nell’Adriatico. In questo breve dodocumentario oltre alla narrazione della manifestazione ascoltiamo la voce di operatori turistici e ristoratori preoccupati per il loro futuro legato al mare, alla terra e minacciato dai petrolieri!

Il reportage è stato realizzato da Giovanni Lancellotti ed Emma Barbaro all’interno del progetto “Terre di passaggio. No triv bike tour”.

Per maggiori informazioni visita il sito http://www.forumambientale.org/terre-di-passaggio/

https://www.youtube.com/watch?v=obmTJu58IJc

Guarda gli altri video di Terre di Passaggio:

Inutile dirci che la manifestazione del 23 maggio a Lanciano, frutto dello sforzo di migliaia di abruzzesi, sia stata un successo. Che la partita contro la deriva petrolifera dell’Abruzzo sia tutt’altro che chiusa e che lo scontro con le lobbies petrolifere e il governo non sia affatto in discesa. Non è invece inutile, ma anzi necessario, ricordare che la partecipazione è stata un elemento centrale nella costruzione di quella manifestazione e ha minato l’idea che l’imposizione di un’opera inutile e dannosa come Ombrina possa trovare inermi i cittadini. Ha ristabilito un concetto fondante per la democrazia: la sovranità è del popolo! Questa è forse la più grande vittoria del 23 maggio, questo è il messaggio che con voce unanime hanno gridato decine di migliaia di persone: sulla terra nostra decidiamo noi, piaccia o no a Governo e petrolieri!
Per questo crediamo sia giusto rilanciare immediatamente la mobilitazione e continuare sulla strada che dal 29 marzo abbiamo efficacemente aperto all’interno dello spazio Zona 22. Una strada che ci ha portato all’enorme manifestazione del 23 maggio ed è stata espressione unanime di quella marea umana che ha deciso di determinarsi e di farsi popolo esprimendo il suo corale rifiuto ad Ombrina e alla petrolizzazione dell’Adriatico. Un “mare” di persone che ha voluto disegnare in modo inequivocabile una proposta per il futuro, un modello di sviluppo ecologicamente ed economicamente sostenibile per il territorio.
Abbiamo inaugurato una stagione nuova e condivisa del fare politica attraverso il confronto tra pari, la messa in comune di interessi differenti, ci siamo lasciati alle spalle le nostre identità per fonderci in un progetto comune. Che ha funzionato. Amministratori, cittadin@, operatori economici, associazioni ambientaliste: tutti@ unit@.
Vorremmo continuare con questo spirito la lotta perché questa è la sostanza che ci ha permesso di entrare nella storia e di fare di una piazza della provincia abruzzese la più ricca espressione di passione, di senso di comunità che la nostra piccola regione possa mai ricordare.
Per questo invitiamo tutt@ a continuare il percorso dei gruppi che abbiamo costituito prima della manifestazione con l’obiettivo di rilanciare un’agenda di mobilitazioni verso l’estate. Non dimenticandoci che l’opera di comunicazione e coinvolgimento di tutti quelli che il 23 maggio non erano al nostro fianco deve continuare.
Proponiamo di vederci il 14 giugno alle ore 17:30 a zona22.

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Ora sappiamo di essere tant@, più di loro, un popolo contro pochi. Non ci resta che vincere!

banner“Dobbiamo scrivergli una lettera, fargli capire l’importanza della manifestazione a Lanciano e invitarli a partecipare e a darci una mano…”
Questo ci siamo detti, ed eccoci qua che proviamo a buttare giù qualcosa di convincente!
Non è facile. Veniamo da mille incontri, assemblee territoriali. Tanto da fare e sempre meno tempo a disposizione. C’è fermento in Abruzzo attorno alla questione delle trivellazioni per la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi, ed in particolare sul progetto Ombrina Mare 2.
Proviamo a partire da qui, cos’è Ombrina Mare:
A 6 km dalla Costa dei Trabocchi (zona di San Vito Chietino) dovrebbe sorgere la piattaforma petrolifera Ombrina Mare. Estesa 35×24 metri, alta 43,50 metri sul livello medio marino (come un palazzo di 10 piani!), sarà collegata a 4-6 pozzi che dovrebbero essere perforati in un periodo di avvio del progetto della durata di 6-9 mesi.
Solo in questa fase verrebbero prodotti 14.258,44 tonnellate di rifiuti, soprattutto fanghi di perforazione. L’esatta composizione dei fanghi è coperta da segreto industriale, ma si tratta sicuramente di sostanze tossiche, talvolta vengono utilizzati anche elementi radioattivi.
Oltre ad una torre che raffina petrolio in mezzo al mare ci sarebbe poi una nave, uguale a quella che a seguito di un incidente nel Pacifico ha creato un disastro ambientale di enormi proporzioni, ve la ricordate?
Dunque la piattaforma sarà collegata ad una grande nave per diventare una vera e propria raffineria galleggiante, definita Floating Production, Storage and Offloading (FPSO), posizionata con ancoraggi a 10 km di distanza dalla costa.
Come potete immaginare, l’installazione di questo, ed altri pozzi di estrazione già in cantiere, sarebbero un duro colpo, forse quello fatale, per l’economia di questo territorio, per non parlare del rischio di disastro ambientale e dei rischi per la salute dei cittadini e la biodiversità. A pensare che la nostra costa, almeno sulla carta, è definita Parco nazionale della Costa dei Trabocchi.
Quello che però ci spinge a coinvolgervi in questa questione è anche altro. Pensiamo che sia un problema urgente e non delegabile ai “professionisti dell’ambientalismo”. Abbiamo noi tutti il dovere di spenderci per bloccare il colonialismo finanziario che da troppo tempo ormai occupa il nostro territorio, attraverso multinazionali che sottraggono spazi vitali di democrazia, con una violenza sempre più arrogante ed esplicita, maldestramente mascherata, a braccetto con il governo Renzi e lo Sblocca Italia.
Stiamo vedendo come in tutto lo stivale, e non solo, continuino a nascere comitati che si battono contro le devastazioni ambientali e le grandi opere, e non c’è ombra di dubbio, secondo noi, che questi siano alcuni degli spazi, se non lo spazio, più interessante, da vivere ed attraversare per chi come noi punta a trasformare il presente. I comitati ci hanno messo nella posizione obbligata dell’apertura, del dialogo con chi è diverso da noi. Ci hanno profondamente messo in discussione e ci hanno fatto sradicare i paletti ideologici che sostenevano la recinzione del nostro giardino, delle nostre isole felici, dove per troppo tempo, forse, ci siamo rinchiusi, mentre fuori c’era una società che cambiava in peggio, e tornava ad essere una società completamente assoggettata alle dinamiche di potere, una società che ha paura, una società razzista, ignorante e violenta col più povero. Noi pensiamo che, in questo deserto culturale, i comitati siano uno spazio da contaminare con le buone pratiche, non attraverso un rapporto di forza di una struttura o di un’ organizzazione politica all’interno di un gruppo disomogeneo, bensì attraverso la ricerca e la conquista di un’egemonia culturale, che parli il linguaggio dell’accoglienza, della difesa del territorio, dell’autodeterminazione, da declinare in ogni singolo momento dell’agire politico, da parte di tutte e tutti, perché è di questo che abbiamo bisogno se non vogliamo barbarie e sottomissione.
All’interno dei comitati abbiamo imparato tanto, in primis che non siamo noi ad avere la verità in tasca, ma che la verità si costruisce insieme nei momenti di lotta e nel confronto; in secondo luogo che bisogna studiare, sapere di cosa si sta parlando, e che i saperi acquisiti vanno condivisi. Ma abbiamo anche “insegnato” qualcosa, ad esempio a non aver paura dei ricatti, delle minacce e delle molteplici forme di potere perpetrate, perché se siamo tanti e tante e se capiamo la potenza del divenire comunità, nulla possono contro di noi. Abbiamo introdotto un modello di confronto atipico per la società dello spettacolo a cui siamo abituati: le assemblee non avvengono più con i 4 esperti del “settore” dietro una scrivania ed il resto delle persone ad ascoltare passivi di fronte, abbiamo fatto capire la bellezza del cerchio, quello che disegna le assemblee che facciamo nei centri sociali, nei collettivi, nelle nostre realtà. Nei comitati non parliamo di antirazzismo, di antisessismo o di anticapitalismo, cerchiamo di praticarli e nel frattempo di farci comprendere.
All’interno della nostra assemblea abbiamo aperto una discussione sul “nuovo” protagonismo delle province, delle periferie, che da marginalità si fanno sempre più centri di fermento culturale e di dissenso. Pensiamo che le province non siano più, e non dovranno mai più essere, gli spazi dove non si riesce a fare politica, e che quindi “producono” solo compagni e compagne che confluiscono nelle grandi manifestazioni nazionali, nelle aree metropolitane, molto spesso senza essere nemmeno coinvolti nell’organizzazione e partecipando quindi sulla fiducia, ritrovandosi molte volte in situazioni “scomode” senza nemmeno aver contribuito ai momenti decisionali, a volte riportando a casa solo botte e denunce.
Anche per questo abbiamo deciso di manifestare a Lanciano e non nei capoluoghi di Regione, a Pescara o L’Aquila. Questo perché la risposta più determinata e la partecipazione più numerosa alle iniziative di protesta contro Ombrina sono partite proprio da questo territorio di provincia. Ed è proprio da qui, allora, che bisogna ripartire.
L’appuntamento a cui vi invitiamo è sabato 23 maggio, alle ore 15, a Lanciano, provincia di Chieti. Costa dei Trabocchi. Una manifestazione contro la piattaforma Ombrina Mare, contro tutte le trivellazioni e contro lo Sblocca Italia.
Non vi chiediamo di camminare in corteo con noi perché abbiamo bisogno di “numeri”, o perché non abbiamo “amici” più vicini. Per tutta onestà vi diciamo in anticipo che il corteo sarà grande, ne siamo certi, e sarà composto principalmente da gente del territorio abruzzese, che da tanti anni si mobilita contro la petrolizzazione del mare adriatico. L’ultima assemblea che abbiamo convocato a Zona 22 è stata attraversata da oltre 500 persone, numeri sorprendenti se si pensa che Zona 22 è un centro sociale occupato e perennemente sotto minaccia di sgombero da parte del Comune di San Vito Chietino. Nei giorni successivi si sono creati gruppi di lavoro che si incontrano tra Pescara e Lanciano tutte le settimane, che vedono la presenza anche degli enti locali. Perfino i vicesindaci e i sindaci partecipano attivamente alle nostre assemblee. Ad oggi ci sono oltre 170 associazioni ed enti locali che hanno sottoscritto il nostro appello. E’ un percorso che è diventato patrimonio della nostra comunità.
Se vi chiediamo collaborazione è semplicemente perché vogliamo che questa lotta possa divenire patrimonio di tutte e tutti, oltre i confini della Regione Abruzzo, così come noi sentiamo NOSTRA la difesa della Val Susa dal Tav, di Chiaiano dalle megadiscariche, della laguna di Venezia dalle Grandi Navi, di Parma dall’inceneritore, etc. La lista è lunga perché la verità è che, negli ultimi 15 anni, abbiamo sempre saputo che la solidarietà e la fratellanza/sorellanza sono delle risorse da mettere a valore continuamente.
L’appello che vi inoltriamo è che tutti i comitati, dalla Val Susa a Niscemi, partecipino a questa manifestazione in modo che diventi una presa di parola contro le grandi opere e lo Sblocca Italia.
C’è tanto dentro, e non possiamo immaginare questo grande momento di lotta e partecipazione senza i compagni e le compagne con cui abbiamo condiviso tanta strada. Ci sembra che questo 23 maggio possa essere un ponte tra tutto quello che abbiamo fatto e vissuto fin’ora con quanto possiamo, vogliamo e dobbiamo costruire in futuro, nel tentativo di poter mettere insieme una visione del mondo e della vita che passando per le singole vertenze creino un mondo vivibile, giusto e rispettoso delle persone e dell’ambiente.
La lotta ad Ombrina mare, alle trivellazioni e, in generale, alle grandi opere, si inserisce dentro diversi percorsi già attivi: lo Sblocca Italia è il nostro nemico in comune. Il 24 maggio, giorno successivo al corteo, l’assemblea nazionale contro lo Sblocca Italia sarà fatta a Pescara in modo da facilitare la partecipazione ad entrambi gli appuntamenti.
La questione di Ombrina e delle trivellazioni sta circolando anche all’interno delle discussioni sui cambiamenti climatici, come è avvenuto il 14 marzo a Roma nell’assemblea nazionale “Verso (e oltre) Parigi 2015: Cambiamo il sistema, non il clima”, e a metà aprile a Bruxelles in occasione della presentazione dell’Atlante sui conflitti ambientali, e non può distaccarsi dalla questione delle grandi opere, come l’Expo: un filo diretto lega l’approvvigionamento di energia, la mobilità, il lavoro, l’abitare, il cibo che mangiamo e i rifiuti che produciamo.
Abbiamo letto il documento dei Wu Ming “UGO Unica grande Opera”. Ne condividiamo i contenuti e gli obiettivi e ci auguriamo che l’appuntamento del 23 Maggio a Lanciano sia solo la prima tappa di un percorso verso ed oltre l’8 dicembre 2015, giornata in cui tutte le lotte territoriali, dalle province alle metropoli, facciano sentire le loro voci.
Speriamo di avervi trasmesso la passione e l’anima che ci sta muovendo in questo momento e abbracciandovi vi aspettiamo il 23 maggio a Lanciano!
Prima e dopo il corteo potete godervi il mare…

Per avere informazioni più dettagliate su Ombrina Mare e le trivellazioni nel Mar Adriatico, per leggere l’appello e tutte le news, potete consultare il blog:stopombrina.wordpress.com

Per sottoscrivere l’appello della manifestazione del 23 maggio scrivi a: lanciano23maggio@gmail.com

N.B:  Per tutt* quell* che sceglieranno di rimanere in Abruzzo e partecipare all’assemblea del 24 maggio, segnaliamo due possibilita di pernottamento:

1.Noi di Zona 22 metteremo a disposizione lo spazio per chi volesse sistemarsi in tenda all’aperto o con sacco a pelo all’interno. Per informazioni e chiarimenti chiamate Valentina (333- 1151359).

2. L’Associazione dei B&B, da sempre attuva contro Ombrina e la etrolizzazione mette a disposizione dei manifestanti stanze nelle proprie strutture ad un costo massimo di 20 euro. Per ulteriori informazioni e prenotazioni scrivete a pacacci@libero.it (solo per comunicazioni urgenti chiamate al numero +39 3209531727)

Zona 22, S.Vito Chietino (Abruzzo)

fonte; http://meridionews.it/articolo/33088/parte-latlante-italiano-dei-conflitti-ambientali-no-muos-e-no-triv-al-parlamento-europeo/

«Altro che comitatini, qui c’è un filo comune di proposte e di un modello di sviluppo diversi». Non nasconde la soddisfazione l’europarlamentare Eleonora Forenza, membro della commissione Ambiente Envi del Parlamento Europeo, per aver riunito a Bruxelles vari rappresentanti delle lotte territoriali che, dal sud al nord d’Italia, vedono coinvolte sempre più persone. L’occasione è stata data dal lancio europeo dell’Atlante italiano dei conflitti ambientali, un progetto messo su dal Centro Documentazione Conflitti Ambientali e dall’associazione A Sud. E all’incontro era presente anche un po’ di Sicilia con ilcomitato No Triv/No Eni di Gela e il movimento No Muos.

«L’Atlante italiano dei confitti ambientali è la prima piattaforma web italiana geo referenziata, di consultazione gratuita, costruita assieme a dipartimenti universitari, ricercatori, giornalisti, attivisti e comitati territoriali – si legge sullo spazio online dell’iniziativa – che raccoglie le schede descrittive delle più emblematiche vertenze ambientali italiane. Dal Vajont a Casal Monferrato, da Taranto a Brescia, dalla Terra dei Fuochi alla Val di Susa, dalle zone di sfruttamento petrolifero alle centrali a carbone, dai poli industriali all’agroindustria, dalle megainfrastrutture alle discariche, un atlante delle emergenze ambientali italiane e delle esperienze di cittadinanza attiva in difesa del territorio e del diritto alla salute». Una mappatura partecipata e in continuo aggiornamento, pronta a raccogliere ulteriori segnalazioni.

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Nelle parole di Marica Di Perri, dell’associazione A Sud, «l’atlante è uno strumento di ricerca e di lotta, battersi per il proprio territorio non è più una questione di ambientalismo ma di giustizia sociale». Le fa eco Forenza: «La questione ambientale è l’asse sul quale si può improntare la questione meridionale – sostiene l’europarlamentare -. La normativa europea consente di agire nelle contraddizioni e nei buchi della legislazione italiana».

Quel che è emerso dagli interventi dei vari attivisti presenti – dai No Triv calabresi alla Rete Stop Biocidio di Napoli al No Ombrina abruzzese – è innanzitutto una sfiducia quasi totale nelle politiche energetiche italiane, alimentata dalla recente approvazione dello Sblocca Italia. La volontà comune però non è solo quella di accomunare un elenco di sfortune e di scempi ambientali, bensì di fare rete. Sollecitata più volte, la commissione Ambiente ha prima annunciato un’ispezione parlamentare all’Ilva di Taranto, per poi appuntare alcune proposte.

Come l’esigenza di una direttiva sulle bonifiche che sia organica e coerente e che rispetti il principio chi inquina paga, per la cui corretta applicazione si devono anche fermare le fonti inquinanti. Oppure la possibilità di disincentivi alle energie fossili e la necessità di rivedere le delibere sulla qualità sull’aria. E ancora: rivedere il meccanismo di procedura d’infrazione, perché molto spesso succede che l’Unione europea condanna ma l’Italia non si adegua, e tutto rimane immutato, se non nelle onerosissime multe che lo Stato è costretto a versare.

I comitati territoriali intanto si sono dati appuntamento per il 23 maggio a Lanciano, in Abruzzo, per una giornata di mobilitazione contro lo Sblocca Italia. Una lotta che si può vincere, a detta di molti, e che vede schierati insieme alla cittadinanza anche l’Anci e le Regioni. Tranne Basilicata e Sicilia.

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Evento FB


In molti ci chiedono e si chiedono, cosa possiamo fare per scongiurare Ombrina?
Vi sono molti avventori della vicenda in giro, in molti sparlano di aspetti non del tutto corrispondenti alla realtà.
In molti utilizzano argomentazioni da piazza anche in luoghi istituzionali.
Vedi: https://sanvitobenecomune.wordpress.com/2015/04/11/le-pessime-figure-di-san-vito-e-rocca-san-giovanni/

Per fugare ogni dubbio vi proponiamo il punto scritto da Enzo Di Salvatore (che ringraziamo), Professore associato di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo: (clicca)

QUALCHE PRECISAZIONE SU OMBRINA MARE

Su Ombrina mare mi sembra che si stia facendo un po’ di confusione. In Regione, l’opposizione presenta una richiesta di risoluzione contro Ombrina mare (se si cercasse nell’archivio della Regione si scoprirebbe che di risoluzioni contro Ombrina ce ne sono state già). Dal canto suo, la maggioranza di governo della Regione afferma di aver respinto la proposta di risoluzione dell’opposizione perché inefficace: ne proporrà – dice il PD – una ancora più efficace: quella sul Parco della Costa teatina, in quanto, a parere del PD, l’istituzione del Parco bloccherà Ombrina.

Qualche precisazione: 1) una risoluzione del Consiglio regionale su Ombrina non serve a niente. Le risoluzioni sono atti di indirizzo politico che impegnano un organo ad agire a patto che l’organo in questione abbia la competenza. E su Ombrina la Regione non ce l’ha; 2) per lo stesso motivo, neppure una risoluzione sul Parco della Costa teatina serve a niente; 3) in ogni caso, non c’è alcuna relazione tra il Parco della Costa teatina e Ombrina mare (v. art. 6, comma 17, del codice dell’ambiente*); 4) non c’è alcuna relazione tra lo Sblocca Italia e Ombrina: il progetto di Ombrina è stato “sbloccato” dal decreto sviluppo del 2012 e non dallo Sblocca Italia del 2014. La Regione Abruzzo – assieme ad altre sei Regioni – ha impugnato lo Sblocca Italia dinanzi alla Corte costituzionale. Anche se l’esito del giudizio sarà positivo (come si spera), la sentenza della Corte non avrà alcun effetto su Ombrina.
La risposta al problema Ombrina può venire solo: 1) dallo Stato, attraverso una modifica legislativa al decreto sviluppo del 2012 (prima che il procedimento di Ombrina si concluda); 2) dal giudice amministrativo, qualora, concluso il procedimento, qualcuno impugni la concessione dinanzi al TAR Lazio.

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* Art. 6, comma 17, Codice dell’ambiente: «Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’INTERNO del perimetro delle AREE MARINE E COSTIERE a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale […] sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonchè di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare». Il Parco della Costa teatina è un parco costiero, mentre Ombrina sorgerà in mare. E il tratto di mare dove sorgerà non è un’area marina protetta (che è tale solo se così decide lo Stato). Al di là di questa previsione, vero è che il divieto delle attività petrolifere si spinge fino alle 12 miglia marine dalla costa, ma il decreto sviluppo del 2012 stabilisce che quel divieto non riguarda i procedimenti in corso (alla data del 2010): e il procedimento su Ombrina mare era ed è tuttora in corso.

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Per aderire all’appello invia una mail a: zonaventidue@gmail.com

TUTTO L’ABRUZZO CONTRO OMBRINA e ELSA2.
8 PUNTI COMUNI PER UNA TERRA LIBERA DALLE TRIVELLE

Dopo il parere positivo della Commissione Ministeriale Via ai progetti Ombrina Mare e Elsa2, domenica 29 marzo 2015, oltre cinquecento cittadini, insieme ad associazioni ed enti locali, si sono riuniti a San Vito Marina, nel Centro sociale Zona 22, per costruire una mobilitazione efficace, comune e condivisa, che sia in grado di fermare la petrolizzazione del nostro mare.
Noi cittadini abruzzesi abbiamo già scelto molti anni fa. Non vogliamo Ombrina, ma il Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi, il mare pulito, un’economia agroalimentare di qualità, la valorizzazione turistica e culturale del territorio, un modello di sviluppo compatibile con la natura.
Premesso che siamo consapevoli della dannosità e dell’inutilità di questa grande opera, devastante per il territorio, in termini sia ambientali che economici;
premesso che abbiamo espresso con fermezza e chiarezza la nostra posizione, in più di un’occasione, a partire dalla grande mobilitazione del 13 aprile 2013 che ha visto sfilare 40mila persone a Pescara;
premesso che non accetteremo alcuna decisione imposta dall’alto, arrogante e coloniale, ma al contrario pretendiamo con forza che siano i cittadini stessi a decidere;
premesso che la terra e il mare sono patrimonio di tutti, e non dei colossi finanziari, né tanto meno dei ministeri romani, che vorrebbero trasformare la nostra meravigliosa regione, terra dei parchi, in un distretto minerario;
premesso che il decreto Sblocca Italia è responsabile di questo sopruso, dal momento che, invece di difendere il territorio dalla devastazione ambientale, dalle cementificazioni, dalle trivelle, dalle privatizzazioni e alienazioni ai privati, rappresenta un incoraggiamento a tali azioni, e quindi una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro,
abbiamo deciso, in tanti e tante, di dichiararci contrari all’estrazione di idrocarburi, ai progetti di trivellazione nel nostro mare, al decreto Sblocca Italia, e sostenitori di un modello di sviluppo sostenibile.
Nelle partecipate assemblee popolari del 29 marzo a San Vito e del 9 aprile a Lanciano sono state decise 8 iniziative da attuare insieme nei prossimi mesi:
1. Obiettivo comune, su cui tutti lavoreremo nelle prossime settimane, è la costruzione di una grande manifestazione No Ombrina che si terrà sabato 23 maggio a Lanciano.
2. Le amministrazioni comunali si impegnano a promuovere delle delibere in cui si dichiarano contro le trivellazioni. Inoltre si impegnano a modificare la cartellonistica stradale aggiungendo al nome del comune la dicitura “Questo comune si batte contro la petrolizzazione dell’Adriatico”. Tali delibere non riguarderanno solo Ombrina Mare, ma anche altre opere che mettono a rischio la tutela del territorio. L’Anci abruzzese si impegna ad inviare le delibere ai Ministeri, alla Commissione ambientale, alla Corte Costituzionale e ai parlamentari, coinvolgendo anche l’Anci delle altre regioni italiane, affinché si esprima una voce unica nazionale contraria alle trivellazioni.
3. Le cantine sociali possono impegnarsi ad inserire, sull’etichetta delle bottiglie, il logo “No Triv” (così come è stato fatto in Irpinia) affinché la battaglia possa varcare i confini regionali e nazionali attraverso uno dei prodotti della nostra terra, il vino.
4. I commercianti e tutta la cittadinanza esporranno le bandiere No Ombrina fuori dai balconi e gli adesivi sulle vetrine dei negozi, dei bar, dei ristoranti, degli uffici. Gli studenti si impegnano a fare altrettanto nelle scuole.
5. I cittadini, le associazioni e gli enti locali si impegnano ad organizzare iniziative di avvicinamento alla manifestazione del 23 maggio, attraverso proteste comunicative e creative.
6. Nel breve periodo verranno realizzate cartoline virtuali da far girare urgentemente nei social network e inviare ai Ministeri per richiedere di non firmare il decreto.
7. Per coinvolgere tutti i paesi del medio Adriatico interessati dai progetti di coltivazione ed estrazione di idrocarburi, utilizzeremo lo slogan “Adriatico: un mare contro il petrolio”, esponendo le bandiere sugli stabilimenti balneari della costa adriatica durante la stagione estiva.
8. Il movimento si coordinerà attraverso la mailinglist e la pagina facebook No Ombrina. L’autofinanziamento si realizzerà attraverso una cassa comune a cui tutte le organizzazioni devolveranno un contributo per acquistare bandiere, banner, volantini e per costruire insieme la campagna no ombrina.
Noi sappiamo da che parte stare: dalla parte della terra, del mare, del futuro. Siamo Cittadini. Non siamo indifferenti.

Firmatari (in costante aggiornamento):
Zona 22, Nuovo Senso Civico, Foro Abruzzese dei Movimenti per l’acqua, Lab61 Lanciano, Coordinamento Nazionale No Triv, Abruzzo Social Forum, Arci Abruzzo e Circoli aderenti, Confederazione Cobas Pescara-Chieti, A Sud Onlus, Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus, Rap Molise Rete per l’autorganizzazione popolare, Anab Associazione Naturista Abruzzese, Peacelink Abruzzo, Associazione Antimafie Rita Atria, Associazione Culturale Peppino Impastato, Associazione Marelibero Pescara, Associazione Liberimedia, Abruzzo Beni Comuni, Associazione Bed&Breakfast “Parco Majella Costa Trabocchi”, Pax Christi – Punto Pace Pescara, Agriturismo Rifugiomare, Rete di Solidarietà con la Palestina e Pace nel Mediterraneo Abruzzo e Molise, 3e32 / Casematte L’aquila, Gruppo consigliare San Vito Bene Comune, Comune di Frisa, Comune di Tollo, Comitato No Stoccaggio Gas San Martino Sulla Marrucina, Pescara Punto Zero, Movimento 5 Stelle Pescara, Officina del Talento Pianella, Centro Internazionale Crocevia Ong, Nuovo Senso Civico Gruppo Picciano, Comitato No Alla Centrale Termoelettrica Picciano, Camera del Lavoro Cgil Pescara, Azione Antifascista Teramo, Associazione Abruzzo Possibile, Slow Food Abruzzo-Molise, Azienda agricola biologica “Cirulli Daniela”, Sinistra Anticapitalista Abruzzo, Roseto E Dintorni A 5 Stelle, Associazione Ripamare Onlus- Collecorvino, Associazione Aria Nuova Per Francavilla, Sinistra Lavoro Abruzzo, Abruzzolivetv, Associazione musicale Anemamè, Teramo 5 Stelle, Giulianova Movimento 5 Stelle, Comitato Walkers Abruzzo, Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea Abruzzo, Cooperativa Sociale Aida (attività Integrate di autoimprenditorialità) di Lanciano, Coordinamento Comitati No Elettrodotto Abruzzo, Paese Comune, Comitato No Terna di Sambuceto, Associazione “Lu Sole Allavate”, Comitato quiete pubblica e ambiente Pineto, SOS territorio Elice, Presidio di Libera Contro le Mafie di Chieti ” Melissa Bassi “, B&B Azzurro Mare, Agenzia turistica Maradhoo Lanciano, Operatori Intour Lanciano, Azienda Punto Ecologico Pescara, Gruppo Cinque Stelle San Vito Chietino, Associazione Valle del Foro Vacri, Guido Viale, Bellandare Travel Tour operator Incoming Abruzzo, Associazione culturale Labelladdormentata turismo responsabile ed escursioni in Abruzzo, Slai Cobas Coordinamento di Chieti, Slai Cobas Coordinamento di Termoli e Campobasso, Usb Coordinamento di Chieti.


San vito chietino, 29.03.2015

Evento FB

#nombrinalanciano

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